SMART WORKING E POSTURA: CONSIGLI PRATICI a cura di Marina Pozzi


"Dottore Dottore, ho la cervicale!". Oggi voglio spendere due parole in merito a questa frequente e piuttosto comune problematica che affligge la quasi totalità della popolazione occidentale.

Innanzitutto ci tengo a fare chiarezza rispetto alla terminologia utilizzata dalla maggior parte delle persone (e dei miei pazienti prima che io li bacchetti amorevolmente a dovere).

Ci tengo sempre a far capire ai miei pazienti in modo semplice e chiaro le patologie e i disturbi che li riguardano e che sono pertinenti alla mia disciplina.


Credo che riuscire a far interpretare a una persona i propri sintomi e stati fisici sia di fondamentale importanza per diversi aspetti, sia per consapevolizzarli, sia per dare spiegazione del mio lavoro, non solo per i semplici curiosi, ma anche per i più scettici.


Un po’ come il famoso “nervo accavallato” di cui sento parlare tantissimi miei pazienti, così “la cervicale” è uno di quei miti che va inevitabilmente sfatato. Affermare, infatti, di avere la cervicale equivale a dire “ho la caviglia”, “ho il piede”, “ho l’alluce”. Proprio così: la cervicale nient’altro è che una porzione anatomica, tanto quanto lo sono tutte le elencate, ma che hanno nomi più comuni e riconoscibili per essere confusi.

La cervicale o, per essere più precisi il rachide o colonna cervicale, rappresenta quel tratto di vertebre che vanno ad individuare la porzione più craniale (ovvero più alta) della nostra colonna. La sintomatologia (quale dolori, rigidità, sensazione di limitazione al movimento, etc) che riguarda questa zona anatomica, viene generalmente descritta con il termine di “cervicalgia”: è semplice capire come, dal greco, la parola va proprio a riprendere il termine “-algos” che significa, appunto, dolore.

La cervicalgia è una condizione che riguarda una consistente fetta di popolazione e le cui cause possono essere riconosciute in molteplici fattori che sarebbe difficile annoverare senza prima aver approfondito in modo più dettagliato anche l’aspetto anatomico e delle altre strutture connesse.

Nell’articolo di oggi il nostro intento è di rivolgerci a chi soffre di cervicalgia a causa di vizi posturali e atteggiamenti scorretti dovuti a posture prolungate e/o errate.


Queste casistiche sfociano quasi sempre in sovraccarichi muscolari e infiammazioni generalizzate con spesso fastidiosi sintomi associati. Il mio obiettivo è quello di fornire alcuni semplici accorgimenti che possono essere applicati autonomamente, in attesa di un trattamento manipolativo eseguito da un operatore specializzato che è comunque indispensabile.


Nella maggior parte dei casi, infatti, è necessario l’intervento dello specialista che, a seguito di una batteria di test e valutazioni accurate, sarà in grado di individuare la problematica e di decidere l’approccio migliore per la risoluzione del problema.

Il rachide cervicale è, infatti, un distretto particolarmente complicato e connesso attraverso diversi sistemi anatomici e sensoriali a diverse parti del corpo e per questo motivo l’intervento di uno specialista è quasi sempre necessario. Soprattutto nelle fasi acute, è importante affidarsi alle mani di un esperto per evitare di peggiorare i sintomi o, peggio ancora, di crearne ulteriori, sottovalutandone l’entità. La collaborazione del paziente è importante sia per garantire l’efficacia dei trattamenti sul lungo termine, sia per prevenire il ripresentarsi di situazioni acute.

Come comportarsi?


In fase acuta è bene recarsi tempestivamente dal terapista. Non c’è cosa più sbagliata della classica fase “passerà da solo”, che spesso porta invece all’esatto contrario del risultato sperato. Quasi sempre il male richiama male, non soltanto nella sede di dolore, ma anche nei distretti circostanti, questo avviene perché saremo portati a creare tutta una serie di compensi che potrebbero avere delle ripercussioni anche su altri distretti.


Molto spesso, infatti, lo scatenarsi di un sintomo è quasi sempre il segnale del cedimento del nostro sistema, non più in grado di adattarsi ad un errato stimolo che gli stiamo dando. È molto frequente che dal nulla compaiano cervicalgie anche in persone che non ne hanno mai sofferto, nelle quali però è sufficiente ripercorrere la storia clinica per individuarne un fattore scatenante.


Non sempre è possibile modificare l’ambiente che ci circonda o il nostro stile di vita. Inoltre, presupponendo che questa esposizione rimanga pressoché costante, bisogna interrompere questo circolo vizioso con qualche accorgimento.


Quando la sintomatologia della fase acuta si sarà affievolita, la cosa migliore da fare è quella di impostare un percorso di mantenimento che prevede delle sedute programmate in base alla storia clinica, alla predisposizione e all’esposizione del paziente, in via preventiva con lo scopo di impedire che si scatenino gli attacchi in modo invalidante.


È molto importante comprendere quanto sia fondamentale prenderci cura di noi stessi con calma, imparando ad avere costanza con trattamenti ed esercizi, piuttosto che arrivare al culmine con sintomi insopportabili e, talvolta, invalidanti, per essere poi costretti a correre ai ripari rischiando poi di impiegare molto tempo a risolvere il problema.

Fatta questa premessa, in questi giorni dove le nostre abitudini sono cambiate e non è possibile recarsi da un terapista, voglio proporvi dei accorgimenti e degli esercizi con i quali “tamponare” la situazione nel caso in cui si fosse presentata.

Ci tengo a sottolineare che quelle che fornisco sono delle considerazioni riguardo a una gestione intelligente del problema, non ci sono protocolli e ogni caso va poi analizzato da sé.

Smart Working e Postura


In questi giorni forse le classiche cervicalgie diventano ancora più caratterizzanti di quanto non lo sia durante la vita di tutti i giorni. Ci stiamo muovendo molto di meno, siamo più sedentari, più svogliati. A casa siamo sprovvisti di sedie confortevoli come magari sul lavoro, ci adagiamo in quelle rigide del tavolo della cucina oppure ci affondiamo con il computer nel nostro smart-working da divano. La costanza con l’esercizio fisico – la salvezza di moltissimi - viene meno.

A lavoro è sicuramente più facile assumere una postura corretta in quanto (teoricamente) in ufficio possiamo disporre di postazioni con un setting confortevole e adeguato.


  • Il computer dovrebbe essere posizionato all’altezza dello sguardo che cade orizzontalmente

  • la sedia, girevole e ben strutturata, regolabile per garantire il sostegno della schiena e lo scarico degli arti inferiori

  • Le gambe andrebbero appoggiati a terra

  • gli avambracci appoggiati alla scrivania con i polsi ben dritti.


Inoltre sul luogo di lavoro consiglio sempre, se possibile, di fare delle piccole pause attive circa ogni ora e di eseguire qualche semplice esercizio, anche senza alzarsi dalla sedia.

Ricordo e ribadisco che alla base di tutto è fondamentale seguire uno stile di vita attivo in generale, praticando l’attività fisica che più ci piace e che più si addice alle nostre esigenze, che sia sostenibile e che possiamo seguire in modo costante.

Anche questo aspetto sta venendo sicuramente meno in questi giorni, ma ci sono tantissimi spunti che possiamo seguire per fare del sano esercizio fisico anche in casa.



In questo periodo nel quale la maggior parte delle persone sta lavorando in modalità smart working ricevo tantissime richieste di aiuto per risolvere i classici problemi dovuti alla postura che, a causa delle condizioni obbligate, si presentano anche più forti del solito.


Che fare dunque?

State tranquilli, appena torneremo operativi potremo “smanettarvi” per bene collo, cervicale e spalle, ma ora è fondamentale impostare qualche accorgimento a casa e anche qualche breve allenamento per mantenerci attivi e spezzare la routine della giornata.


Il primo consiglio che do ai pazienti che mi stanno contattando telefonicamente in questo perido è:


Creare una postazione di lavoro adeguata è fondamentale


Lo smart working al giorno d'oggi si svolge per lo più da un computer portatile. Esso è più difficile da regolare e il nostro sguardo sul monito non sempre è orizzontale come dovrebbe essere e a risentirne è soprattutto il collo. Ricordatevi che l’uomo è strutturato in modo tale da adeguare sempre la postura del proprio capo per ottenere uno sguardo perpendicolare, quindi a seconda di dove verrà posizionato lo schermo andremo ad assumere posture che vanno a sovraccaricare i muscoli del capo e del collo.

Appoggiate il portatile su un rialzo, in modo tale che lo sguardo cada perpendicolarmente su ciò che stiamo guardando. Potete per esempio appoggiare dei raccoglitori o dei libri sotto al computer, per evitare di ingobbirvi troppo.

Se disponete di una tastiera libera, attaccatela al vostro portatile così da poter rilassare anche i polsi altrimenti utilizzate dei cuscini rigidi e alternate la posizione.

Cercate di scegliere delle sedie comode e con uno schienale di sostegno. Potete mettere un cuscino nella parte bassa della sedia per dare un po’ di supporto alla zona lombare.

Un’ottima idea che sto consigliando a molti dei miei pazienti – soprattutto a coloro che soffrono tanto a livello lombare – è quella di sedersi su una fitball, non deve però essere troppo gonfia così poter appoggiare bene le gambe e per non sovraccaricare troppo i muscoli. Se ben utilizzata può essere una valida alleata e potete alternarla alla sedia per attivare un po’ la muscolatura e stimolarla, ma non stancatevi sopra ad essa e non sovraccaricatevi.

E poi per favore ...Cercate di non “svaccarvi”; è vero che il mood in pigiama/tuta ci fa sentire un po’ dei bradipi, ma non dimenticatevi di sgranchire ogni tanto le vostre gambe e di non incastrarle come contorsionisti sotto al sedere.

Se seguite queste indicazioni sono certa che il vostro corpo dopo diverse ore di smart working dovrebbe essere meno provato, sopratutto il tratto cervicale che come abbiamo visto è quello che per primo accusa il colpo di ore prolungate in posture scorrette.


Nei prossimi giorni invece vi fornirò dei brevi e semplici esercizi che potete eseguire durante il giorno in qualsiasi momento quando ne sentirete il bisogno.





Articolo a cura di Marina Pozzi

Laureata in Fisioterapia

Studentessa di Osteopatia presso "SOMA"



Libera Professionista sul territorio di Milano e nella zona di Monza Brianza

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